{"id":5255,"date":"2025-07-22T10:12:22","date_gmt":"2025-07-22T08:12:22","guid":{"rendered":"https:\/\/procapgrischun.ch\/?p=5255"},"modified":"2025-07-24T11:17:27","modified_gmt":"2025-07-24T09:17:27","slug":"gemeinsam-lernen-gemeinsam-wachsen-erfahrung-einer-mutter-aus-bellinzona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/procapgrischun.ch\/it\/gemeinsam-lernen-gemeinsam-wachsen-erfahrung-einer-mutter-aus-bellinzona\/","title":{"rendered":"Imparare insieme, crescere insieme \u2013 l\u2019esperienza di una mamma di Bellinzona."},"content":{"rendered":"<p>Sono la mamma di Leonida, un ragazzino autistico di 12 anni. Come tutti i genitori di bambini con disabilit\u00e0, sono diventata mamma due volte\u00a0: la prima, quando ho stretto mio figlio appena nato contro di me, la seconda, quando abbiamo ricevuto la diagnosi. In quel momento ho capito che non sarei stata solo una mamma, ma che avrei dovuto lottare tutta la vita per mio figlio, per garantire i suoi diritti, per difendere la sua voce, per fargli spazio in un mondo che non \u00e8 fatto per lui.<\/p>\n<p>Vivo in Ticino, a Bellinzona. Come molti ticinesi sono cresciuta convinta che tutto fosse migliore \u201cin dentro\u201d, oltre Gottardo (o oltre San Bernardino\u2026): i trasporti, l\u2019amministrazione, la sanit\u00e0, la scuola. Eppure, grazie alla nuova prospettiva che ho acquisito in quanto mamma di un bambino con disabilit\u00e0, mi sono resa conto che, almeno in uno di questi ambiti, potevo essere fiera del mio Cantone e che, meglio ancora, potevo far conoscere il modello ticinese agli altri Cantoni e forse addirittura contribuire a cambiare lo sguardo sulla disabilit\u00e0, ancora troppo validista e carico di pregiudizi.<\/p>\n<p>Sono la mamma di un ragazzino autistico di 12 anni. Ma sono prima di tutto la mamma di un ragazzino che va a scuola, mangia in mensa, mi accompagna a fare la spesa, prende il bus. In tutti questi aspetti della vita quotidiana, mio figlio \u00e8 accolto e accettato per quello che \u00e8, con la sua disabilit\u00e0 e non malgrado: lo sguardo che le persone portano su di lui \u00e8 uno sguardo gentile.<\/p>\n<p>Quando parlo con altri genitori o specialisti di altri Cantoni mi rendo conto che la mia esperienza non \u00e8 la norma, anzi. So di bambini che sono scolarizzati lontano da casa, in strutture separate, e che dall\u2019et\u00e0 di 4 anni non hanno pi\u00f9 nessun contatto con i loro coetanei; a Ginevra gli allievi delle classi speciali non possono frequentare la mensa insieme agli altri se non dopo un periodo di prova in cui dimostrano di essere come gli altri (anche se non lo sono); io stessa mi sono sentita dire, su una funivia in Vallese, che saremmo dovuti scendere a piedi perch\u00e9 il comportamento di mio figlio, in pieno meltdown, non era accettabile.<\/p>\n<p>Penso che un grande ruolo nell\u2019educazione alla diversit\u00e0 e alla tolleranza lo giochi la scuola, e in Ticino la scuola \u00e8, da sempre, una scuola inclusiva. Mio figlio ha potuto frequentare parzialmente l\u2019asilo in una classe di scuola regolare grazie alla presenza di una OPI (operatrice pedagogica per l\u2019inclusione) che ha accompagnato lui e gli altri bambini alla scoperta reciproca. Durante le scuole elementari la piccola classe di Leonida ha svolto molte attivit\u00e0 insieme a classi parallele. Ora che mio figlio frequenta le medie, le occasioni di inclusione scolastica sono meno frequenti, in compenso gli insegnanti organizzano molte attivit\u00e0 che chiamo di \u201cinclusione sociale\u201d: prendere i trasporti pubblici, fare la spesa, ordinare un cornetto al bar, interagire con il mondo. Queste occasioni non sono solo fondamentali per mio figlio e per i suoi compagni, ma anche per gli altri, perch\u00e9 in questo modo la societ\u00e0 \u00e8 chiamata ad assumere un ruolo attivo nell\u2019accoglienza delle persone con disabilit\u00e0, in tutti gli ambiti della vita quotidiana. Quest\u2019obbiettivo si raggiunge soprattutto quando i bambini sono scolarizzati nel loro quartiere, perch\u00e9 possono generalizzare le esperienze acquisite a scuola e perch\u00e9 la loro qualit\u00e0 di vita non \u00e8 impattata da lunghi tragitti.<\/p>\n<p>Ho parlato molto con gli insegnanti, con le famiglie nella mia situazione ma anche con i genitori di bambini che hanno conosciuto compagni con disabilit\u00e0 a scuola, in classi inclusive o nelle attivit\u00e0 in comune con le classi a effettivo ridotto: per tutti il bilancio \u00e8 positivo. Lo dicono anche le statistiche: gli allievi ticinesi hanno risultati migliori rispetto alla media svizzera non solo nei test PISA, ma anche dopo il primo anno di universit\u00e0. Gli studi ribadiscono che una percentuale del 15-20% di allievi con bisogni particolari non solo non influisce negativamente sulle competenze scolastiche acquisite dalla classe (come invece affermano gli oppositori politici all\u2019inclusione) ma che anzi permette di sviluppare meglio le proprie competenze sociali. Questi dati oggettivi, e le testimonianze positive che ho raccolto, confermano che una scuola inclusiva non \u00e8 solo pi\u00f9 giusta, ma \u00e8 anche una migliore scuola, per tutti. Ed \u00e8 questa la scuola che voglio difendere e far conoscere, affinch\u00e9 tutti i bambini possano crescere insieme e costruire una societ\u00e0 in cui tutti possano sentirsi accolti.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono la mamma di Leonida, un ragazzino autistico di 12 anni. 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